Di Annalisa Nicastro

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Siamo fatti di emozioni e di polvere di stelle. L’empatia e la casualità giocano un ruolo molto importante nella vita proprio come nel calcio e nell’arte, due mondi solo in apparenza molto distanti. Lo dimostra il progetto ‘Arte e Calcio: contaminiAMOci’ voluto fortemente da Zerynthia – Associazione per l’Arte Contemporanea OdV con la FIGC, nato per favorire lo scambio delle reciproche identità, incoraggiando un dialogo stimolante che possa coinvolgere e appassionare le giovani generazioni. E’ una vera e propria rivoluzione culturale quella che ha portato, per la prima volta nella storia, ad aprire le porte del Centro Tecnico Federale all’arte contemporanea, trasformandosi in una galleria unica al mondo con l’intervento, nel tempo, di diverse sensibilità artistiche che arricchiscono la Casa delle Nazionali con le loro opere disseminate in quegli spazi. Coverciano da luogo
chiuso e impenetrabile accoglie un progetto di sviluppo della comunità. Era il 12 giugno 2023 quando il debutto del progetto fu affidato al pittore, scultore e artista Michelangelo Pistoletto, uno dei maestri dell’Arte Povera e dell’Arte del Novecento, accolto con entusiasmo dal presidente FIGC Gabriele Gravina.
L’installazione del Terzo Paradiso, posta all’ingresso di Coverciano e creata da Pistoletto, è composta da 100 sfere in marmo, che richiamano i palloni da calcio, tutte di colore diverso per sottolineare il linguaggio universale che lega il calcio all’arte, entrambi in grado di unire, con la massima libertà espressiva, culture e
personalità differenti. Ognuna con la propria sfumatura.

“Quando mi trovo a spiegare ai bambini i tre cerchi del Simbolo della Creazione riprendo il tema del football, in un cerchio c’è una squadra, nel cerchio opposto un’altra squadra e al centro del cerchio, di mezzo, c’è il pallone che è il caso. La palla è la posta in gioco non la vita umana e ognuno cerca di portare la propria intelligenza e capacità al massimo grado giocando con il caso, con quel pallone si attiva la partita che oggi ci vede in campo a competere insieme per indirizzare il caso verso un nuovo stadio dell’umanità. (…). Il cosiddetto tifo sportivo vede masse di persone contrapporsi verbalmente per partecipare al gioco della creazione esteso all’intera società. Si potrebbe dire che questa sia una partecipazione rituale, addirittura di carattere spirituale dove la creazione non è intesa in senso trascendente bensì immanente, la facoltà di creare si deve applicare così nel gioco della vita”. Le parole di Pistoletto spiegano la Formula della Creazione, tema centrale della sua ricerca. L’artista aggiunge al segno matematico dell’infinito un terzo cerchio centrale al centro. I due cerchi esterni rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo della nuova umanità, il simbolo del Terzo Paradiso.
1 e 1= 3

“Per Michelangelo Pistoletto le due squadre di calcio si incontrano nel campo, non si scontrano e per questo motivo il simbolo della sfera è inteso come segno di pace, di gioco, di incontro degli opposti” afferma Mario Pieroni, Presidente di Zerynthia che continua: “per molti il calcio è arte ma anche per gli scettici, ribaltando la questione, il calcio può essere un veicolo per fare un’opera d’arte.”
Il calcio fa parte della nostra cultura popolare, rafforza la parte comunitaria costruendo la parte identitaria dei singoli ed è uno strumento che può far arrivare ai giovani, che sono il nostro futuro, i valori educativi e formativi
fondamentali. Ecco perché il progetto continua anche con laboratori di educazione civica e cittadinanza attiva che coinvolgono scuole secondarie di primo e secondo grado. I laboratori, a cura di Zerynthia e Cittadellarte
Fondazione Pistoletto Onlus, si fondano sul gioco, non solo visto nella sua forma ludica ma come esperienza di apprendimento per favorire lo sviluppo e il consolidamento di conoscenze e competenze connesse alle tematiche proposte. Sembra di sentire l’eco della voce di Roberto Mancini che si affaccia nell’aula dei laboratori per dire ai ragazzi e alle ragazze di divertirsi perché il calcio è prima di tutto divertimento oltre che formazione identitaria, comunitaria, culturale e fonte di benessere (come spiega nelle pagine de L’Invincibile Estate).

Photo credits Gino Di Paolo

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